Articolo pubblicato su “Il Messaggero”, Cronaca di Roma, il 26 agosto 2022
IL RITRATTO
La prima cosa che si sente è la musica che suona ad alto volume dalla radiolina appesa alla staccionata. Poi lo si vede, Elia, il signore pensionato che da 20 giorni si sveglia all’alba per lavorare dalle 6 di mattina al laghetto del parco degli Acquedotti, nel Municipio VII della Capitale. Accompagnando il suo lavoro con brani di metà Novecento, Elia scava attorno allo specchio d’acqua con un’ascia a lama piatta. Avrà settant’anni, indossa una camicia smanicata, pantaloni verde militare e un berretto di jeans per proteggersi dal sole. Accanto a lui, una bici impolverata con il carretto degli attrezzi attaccato al sellino. In una settimana ha riportato l’acqua del laghetto ai livelli di due anni fa, quando l’apporto idrico nel polmone verde – in particolare quello dell’acquedotto Felice, che confluisce nel laghetto – fu ridotto a causa della siccità. Anche alcuni pesci, come lo spinarello e la rovella, hanno ricominciato a fare capolino ogni tanto sotto la superficie, e un gruppo di tartarughe sembra avere stabilito lì la propria casa.
Il progetto
Tutto è nato dieci anni fa, quando Elia veniva qui a passeggiare e ha cominciato a interessarsi alla problematica dell’acqua. Studiando le operazioni dell’Ente Parco degli ultimi anni, Elia racconta di aver «capito che da qualche parte si stava sbagliando». Così ha evidenziato tre punti su cui intervenire: il terreno che assorbe troppa acqua asciugando il laghetto, quattro fenditure ai lati del bacino aperte dai topi, e la struttura di cemento su un lato dello stagno che impedisce il passaggio dell’acqua se il livello è troppo basso. «Poi ho steso il progetto» spiega. Ha agito in autonomia, senza unirsi agli oltre 40 volontari dell’associazione Retake che dal 2019 si occupano della manutenzione del polmone dell’Appio Claudio. «Prima ho tappato le fenditure, poi scavando sulla piattaforma di cemento ho consentito il passaggio di più acqua nel fosso accanto al laghetto, così da ridurre l’assorbimento del terreno e irrigare l’area vicina, fino al ruscello che un tempo era innaffiato dall’Acqua Mariana». Per farlo, Elia ha applicato «ingegneria idraulica, chimica e fisica», lui che ingegnere si definisce «solo honoris causa. Ma sono un appassionato di scienza, e leggo molti manuali universitari». Nella vita ha fatto «tanti lavori», ma quella per il parco degli Acquedotti è una vera ossessione. «Per me questa è una palestra per applicare le mie conoscenze – spiega – Il parco mi ha dato tanto durante le mie passeggiate, ora è giusto che io gli restituisca il favore».
Una cosa è certa: Elia non ha intenzione di fermarsi. Dopo il laghetto, vuole intervenire anche sull’area attorno all’acquedotto Felice e al fosso dell’Acqua Mariana, la celebre “marrana” della vulgata romanesca. Dal 2009, con la nascita dell’associazione volontari del parco degli Acquedotti, confluita nel 2019 dentro Retake, sono stati realizzati numerosi interventi, dall’eliminazione degli orti abusivi al collegamento ciclo-pedonale con l’area di Tor Fiscale. «Ma c’è ancora tanto da fare – conclude Elia – passate parola».

