«Il Tevere È Il Fiume Più Pulito Del Mondo». Ora Si Intervenga Sugli Affluenti


Se oggi il personaggio interpretato da Claudio Santamaria in “Lo chiamavano Jeeg Robot” facesse un bagno nel Tevere, non troverebbe più le sostanze inquinanti che nel film gli avevano fatto acquistare i suoi superpoteri. Sembra strano, ma il principale fiume della Capitale, quello di cui l’architetta americana Cathy Simon disse che era «come se non ci fosse», tanto era abbandonato a se stesso, è diventato «il fiume più pulito del mondo». O almeno, lo sarebbe se si considerassero solo i suoi 56 km di tratto urbano, da Castel Giubileo alle foci di Ostia e di Fiumicino.

Lo ha detto Erasmo D’Angelis, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale, intervenendo il 27 gennaio al Campidoglio al convegno di presentazione del progetto “Roma sicura”. «Sono stati fatti passi avanti giganteschi», ha affermato, lodando le attività di depurazione delle acque realizzate negli ultimi 15 anni da Acea. Il tratto cittadino del Tevere, insomma, è pienamente sotto controllo.

È però difficile sostituire le parole di D’Angelis all’immaginario collettivo, che ancora vede il Tevere come tutt’altro che pulito. E infatti l’accumulo di plastiche e di detriti galleggianti nel letto del fiume era giunto a livelli tali che due anni fa, nell’ottobre 2019, la Regione Lazio è stata costretta a realizzare un progetto di barriere acchiappa rifiuti ancorate alle sue sponde. Nate come sperimentazione, solo nei primi 18 mesi avevano intercettato quasi 6 tonnellate di rifiuti, impedendo che finissero in mare. Un successo tale da averle trasformate, poco dopo, in un progetto strutturale esteso fino alla confluenza con il fiume Aniene.

Fuori dalla Capitale, invece, il Tevere ha ancora parecchi problemi. Di qui il programma di “Roma sicura”, che nelle intenzioni del sindaco Roberto Gualtieri opererà sugli 80 km più pericolosi del bacino del fiume all’esterno del territorio cittadino, grazie ai fondi dell’ex ministero dell’Ambiente. D’Angelis ha infatti sottolineato la necessità di rendere i tratti di scorrimento esterni al comune più «puliti, sicuri e da vivere». «Roma è la città più ricca d’acqua del continente”, ha continuato. «Quasi 700 km tra piccole vie d’acqua tributarie del Tevere e dell’Aniene». E il Tevere, lungo il suo percorso che attraversa quattro regioni, è raggiunto a sua volta da tanti affluenti. Alcuni di difficile gestione, come il Paglia. «La questione», ha aggiunto D’Angelis, «è che da 29 anni non c’è manutenzione nei tratti extraurbani».

In questo senso, il progetto “Roma sicura” si pone in una linea di discontinuità. Secondo l’idea che, per consentire al Tevere di diventare davvero – e nella sua interezza – «il fiume più pulito del mondo», oggi sia necessario intervenire soprattutto su ciò che accade fuori dalla Capitale.

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