Articolo pubblicato in versione ridotta sul “Corriere della Sera”, Cronaca di Roma, il 27 novembre 2021
Oggi alle ore 18.30, presso la Libreria L’Angolo dell’avventura in Lungotevere Testaccio 10, Giona Peduzzi presenta il suo primo libro: «Le strade del figlio» (Portalis).
Questo è il tuo esordio letterario, ma hai già grande esperienza nell’ambito della scrittura televisiva. Come si passa da “C’è posta per te” alla stesura di un romanzo?
La scrittura televisiva corrisponde poco alla parola scritta: è un lavoro di gruppo. Un romanzo invece è personale, e io sentivo da anni l’esigenza di scrivere qualcosa di mio.
Perché l’India come luogo di ricerca interiore?
L’India, tra gli oltre 40 paesi che ho visitato, è quello che più è in grado di cambiare le persone. È un mondo intenso, quasi primitivo: se oggi leggi il libro di Pasolini, «L’odore dell’India», del ’61, ti sembra che lì non sia cambiato niente. E poi è un paese che mette in contatto con la diversità. Andando a cercare il padre che vive lì come santone, Ermanno, il protagonista, si confronta ad esempio con la spiritualità, che prima non aveva mai esplorato.
Che legame c’è oggi tra genitori e figli?
La presenza dei genitori condiziona i figli, e lo dico sia da figlio che da padre. Ermanno, però, è condizionato soprattutto dall’assenza del padre, da cui afferma discendano tutte le sue colpe. Ma andando avanti scoprirà che non è così.

