Articolo pubblicato sul “Corriere della Sera”, Cronaca di Roma, il 10 marzo 2022
«È una questione mondiale, non solo italiana. Anche al mio paese, in Sri Lanka, è così. Qui ogni giorno il prezzo della benzina sale», racconta Asanka Jayasinghe, 37, benzinaio dell’IP dei Tribunali. «Prima cresceva 1 o 2 cent al giorno, adesso anche 4 o 5». Anche Salah Salem, 46, benzinaio della Esso di Via cassia conferma: «Nel 2000 il prezzo era 1 euro, e ora aumenta con una media di 5 o 10 cent al giorno». Alla ENI di L. A. Ponchiarelli, Parioli, Felice, 54 anni, alza lo sguardo dalla Fiat Punto grigio fumo che sta riparando. «L’aumento del prezzo della benzina? Almeno il 20% nelle ultime due settimane. Ma è da prima della guerra in Ucraina che ha iniziato a salire». In 30 anni di lavoro non ha mai visto prezzi del genere. «E c’è di più: il prezzo del gasolio, da noi, ha già superato quello della benzina verde». I clienti, con questi prezzi – a L. Ponchiarelli si sfiorano i €2.50 a litro – preferiscono il self service e il lavoro dei benzinai sul «servito» è sempre meno. Sulle cause ci sono diverse idee. Maurizio Imbriano, 50, avvocato, mentre aspetta che il serbatoio della sua Ford Kuga si riempia, ipotizza: «E’ colpa della guerra in Ucraina». Marco Travia, 64, imprenditore immobiliare, con il casco della sua moto BMW in mano, è più serafico: «Credo sia dovuto, in prima battuta, a fattori speculativi. Lo diceva anche il presidente Draghi. E il costo del trasporto si riflette su altri settori, in termini di inflazione e di disservizio. Le consegne sono ritardate, i pescherecci sono fermi». La situazione è la stessa anche negli altri quartieri di Roma. Con Marco Travia concorda Andrea De Marchi, avvocato, mentre fa benzina al suo Liberty. All’Eni di Trastevere, con €5 si fanno 2.27 L. «La guerra non aiuta, ma potrebbe essere una giustificazione per speculare». All’Esso di via Ostiense lo chef Carlo Sanzini, 40, non usa più la sua macchina a metano, ma preferisce il suo Sh 300. «Già da prima c’era un sentore che i prezzi sarebbero aumentati. Per il petrolio rimangono difficili le soluzioni alternative. Servirebbe una rivoluzione generale che purtroppo ancora non c’è». Un ragazzo olandese, Arthur Neetson, 35, sulla sua Bmw, aggiunge: «In Olanda è ancora più caro che qui perché lì ci sono più tasse. Una risposta unita dell’Europa sul petrolio sarebbe utile». In via B. degli Ubaldi, Daniele, 50, rifornisce il suo taxi a un IP. Con €20 fa 8.7 L. «Le motivazioni sono geopolitiche, ma il governo dovrebbe aiutare, soprattutto chi con la macchina ci lavora». A Centocelle, Luciano Piperno, 72, pensionato, lamenta interessi economici dietro l’aumento dei carburanti. «La guerra c’entra solo in parte», afferma, dietro il finestrino della sua Peugeot. Omar Candido, 40, elettricista, rincara: «è da prima della guerra che ci stanno speculazioni, e qualcuno ci lucra sopra». «Se manca il gas, è il petrolio che lo sostituisce nell’industria», racconta in Piazza dei Tribunali Amedeo Cancrini, 20. studente d’Ingegneria. «Di certo diversificare le fonti di sostentamento è importante. Ma un conto è dire e uno è fare. Per ora, ci fidiamo di Draghi». Le impressioni dei benzinai, dall’altro lato, sono sempre le stesse. Mauro, 59, e Francesco, 41, che lavorano a una pompa di benzina a via del Casale di San Basilio, scoprono il cartello dei prezzi: «Stiamo al massimo del prezzo di listino per l’IP». 2.301 per il diesel, 2.334. Tutti sembrano, però, sulla stessa barca. «La nostra provvigione è sempre la stessa», ha concluso Mauro. «Guadagniamo lo stesso, mica di più!».
Alessandro Avagliano e Edoardo Iacolucci

