San Lorenzo E L’eterna Attesa Della Rinascita


Articolo pubblicato in versione ridotta sul “Corriere della Sera”, Cronaca di Roma, il 30 gennaio 2022

Michelangelo, 25 anni, giubba verde mimetico e occhi chiari, urla nel megafono: «Roma non si sgombera». A via degli Ausoni, davanti allo storico Bar Celestino, si esprime lo scontento del collettivo studentesco Cambiare Rotta, di cui Michelangelo fa parte, per le politiche di “gentrificazione” del quartiere. Vale a dire, quei tentativi di mutarne la composizione sociale favorendovi l’ingresso, mediante investimenti in nuove strutture abitative e residenziali, di persone di classe sociale elevata. Cambiare Rotta crede che la lotta alla malamovida debba passare per altre strade. Quella degli investimenti pubblici nei centri di aggregazione culturale, nei servizi di pulizia, nelle aree verdi.

Non è una sensazione isolata. Sabato 29 gennaio, assieme a Cambiare Rotta, in Piazza Vittorio sono scese a manifestare le principali associazioni di sinistra di San Lorenzo. Come il collettivo di Communia, lo spazio sociale autogestito che ha riqualificato, a partire dal 2013, il lotto delle ex Officine Piaggio in via dei Lucani. Realizzando, tra l’altro, l’esperienza virtuosa dell’aula studio Sharewood.

La manifestazione ha preso di mira gli investimenti immobiliari privati. Soprattutto ad opera di grandi imprese straniere, che nel fazzoletto di strade tra la stazione Termini e la Tiburtina non avrebbero, secondo i collettivi, interessi diversi da quelli profittuali. Sono questi i veri attori della gentrificazione. Che comporterebbe dapprima l’impennata degli affitti – oggi, a San Lorenzo, fino a 5500 euro al metro quadro – e poi la sostituzione delle classi sociali medio-basse con quelle più alte. Da ultimo, attraverso l’acquisto dei locali dell’Ex Dogana, in via dello Scalo San Lorenzo, da parte della multinazionale olandese The Student Hotel, allo scopo di realizzare uno studentato a cinque stelle, e l’aggiudicazione del lotto di Communia da parte di un fondo speculativo statunitense.

«Gli ultimi accadimenti, come lo sgombero del Cinema Palazzo a fine novembre 2020, sono importanti perché fanno capire l’incapacità delle istituzioni municipali e comunali di capire come riqualificare realmente il quartiere», riferisce Marco Filippetti di Communia. «Gli interventi urbanistici dovrebbero essere condizionati dalle istanze dei residenti, come avviene in altre parti d’Europa, e non da interessi estranei a chi il quartiere lo anima. Adesso, a un anno dallo sgombero, il cinema è fatto da due serrande abbassate». Per Communia, non bastano i presidi fissi di polizia e la chiusura anticipata dei locali per porre un argine alla malamovida, ma sono necessari investimenti pubblici per vivere un quartiere in cui vi siano stimoli ulteriori rispetto ai luoghi per la somministrazione di alcolici. «Spesso», continua Filippetti, «shortinerie con prezzi bassissimi», in cui, come emerge parlando con alcuni esercizi commerciali della zona, c’è il sospetto che le licenze per la somministrazione non siano sempre controllate in modo adeguato.

In questo senso, con riferimento all’area di via dei Lucani, sede di Communia, il 27 agosto 2021 la vecchia giunta capitolina aveva approvato una decisione che recepiva gran parte delle richieste del quartiere: un miglioramento dei servizi, un parco pubblico, spazi per l’attività sportiva, per le associazioni e per l’artigianato. Dopo l’elezione del sindaco Gualtieri, il progetto era stato momentaneamente sospeso, ma proprio in queste settimane si starebbe riaprendo un tavolo di collaborazione tra Communia e l’assessore all’urbanistica Maurizio Veloccia. Che prevederebbe, come prossima tappa, un’assemblea pubblica a fine febbraio per riportare in piazza la discussione su quali servizi finanziare per il quartiere. Stavolta, per tutto il quartiere, e non solo per l’area di via dei Lucani.

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