Green Pass Addio, All’aperto Senza Certificato Verde


Articolo pubblicato sul “Corriere della Sera”, Cronaca di Roma, il 31 marzo 2022

Dal domani al 30 aprile si potrà consumare senza green pass in bar e ristoranti, ma solo all’aperto. Per il servizio al chiuso e al bancone, invece, sarà sufficiente il green pass base, anche con tampone negativo. Dal 1° maggio cadrà ogni obbligo. I ristoratori romani l’hanno presa in modo ambivalente: per molti è il primo segno della fine dell’era delle restrizioni, ma c’è chi è meno ottimista.

«Noi dovremmo essere quelli che accolgono e invece ci siamo trasformati in quelli che distinguono», commenta Francesco Giorgi di Seven & Eleven, il bar a Porta Pia. «La questione non cambia se invece del green pass rafforzato chiediamo quello base. Intercettiamo moltissimi impiegati e se al bancone siamo solo in 2 a controllare il certificato, togliamo tempo a persone che ne hanno già poco». Il problema, per Giorgi, avrebbe potuto arginarsi aprendo dei tavoli di discussione tra governo e commercianti, sentendo «chi lavora realmente nel settore».

È d’accordo Paolo Crosti, del ristorante Da Vincenzo in via XX settembre. «Il nostro problema principale è che buona parte della clientela è di Cassa depositi e prestiti, che adesso metà settimana lavora in smart working». La famiglia Crosti è però contenta delle nuove regole: «È un segno che le cose stanno cambiando, soprattutto ora che arriva la bella stagione». 

Ottimisti sono anche Marco Amicone, 46 anni, e Alfiero Falasca, 58, di Pizzeria Italia a corso d’Italia: «Quando abbiamo cominciato a chiedere il green pass anche fuori sono nati i problemi, perché molti non lo accettavano. Poi si sono abituati. Quando cadranno finalmente tutte le restrizioni e arriverà l’estate, vedremo di nuovo l’anima di questa città».

Anche per i ristoratori di Prati l’intervento del governo appare tempestivo. «Ci favorisce molto» commenta Francesco Ermini, 45 anni, titolare del ristorante 3Quarti a piazza dell’Unità: «Anche se il green pass non era l’unico problema: il distanziamento tra i tavoli, all’interno, ci toglie il 25% di capienza». Gianni Benedetti, 63 anni, il celebre titolare di Cacio e Pepe in via Avezzana, conferma: «Ho tirato un sospiro di sollievo quando ho saputo delle nuove norme. Il Covid ha mostrato la parte peggiore di ciascuno, ho visto anche tanti green pass falsi. Però sono scettico. Ho paura che a settembre possa ricominciare tutto da capo».

La fine dello stato di emergenza coincide con l’inizio della primavera, e questo rende il lavoro meno complicato. A piazza de’ Renzi, cuore di Trastevere, Sandro Silvestri, 67 anni, figlio del mitico Augusto che nel ‘54 aprì l’omonima trattoria, non si ferma mai: «Per noi è un bene che da domani non si debba più controllare all’esterno. Qui fuori con il sole è sempre pieno e controllare chi è appena arrivato e prendere ordini è confusionario. Adesso aspettiamo maggio per il ritorno alla normalità». Anche al di là del Tevere, i ristoratori concordano sul fattore tempo.

«Fino al 30 aprile non cambia molto – è la voce di Alessandra Aquino, di Felice a Testaccio –, ma almeno si risparmia tempo, soprattutto adesso con la bella stagione e il boom di richieste per mangiare all’aperto. Il controllo del green pass rende più complicata la gestione dei tavoli; mi dispiace, ad esempio, non poter accompagnare il cliente al tavolo».

Concordano con i colleghi anche Daniele, 40 anni, gestore del Barnum Cafè, in via del Pellegrino («Così possiamo iniziare a lavorare con più serenità, aspettando maggio») e Cristina Iova, 33 anni, di Sora Margherita al Ghetto, aggiunge: «Onestamente non cambia molto. Il fatto che fuori non è richiesto per noi è meglio, ma ora aspettiamo la riapertura completa». A via del Governo Vecchio, Filippo Muzi, 27enne, gestisce la pizzeria Montecarlo col padre Carlo. Fa avanti e indietro tra le foto dei vip che frequentano il locale: «La fine dell’obbligo del pass all’esterno ci fa risparmiare tempo per il controllo, anche se qui abbiamo un lettore automatico. È bello anche il fatto che ora tutti possono venire a mangiare una pizza. C’è più serenità e da domani si fa un passo verso la fine della pandemia».

Alessandro Avagliano e Edoardo Iacolucci

,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *