Articolo pubblicato sul “Corriere della Sera”, Cronaca di Roma, il 26 marzo 2022
I ragazzi della parrocchia di San Giovanni Bosco hanno donato una fisarmonica a Igor, scappato da Leopoli con la sua famiglia, per consentirgli di suonare la musica che ama. L’iniziativa fa parte di un ciclo di incontri organizzato da don Fabio Rosini, dell’associazione cattolica “La parte migliore”, nel corso dei quali è nata l’idea di visitare le famiglie ucraine attualmente ospitate dalla comunità Fraterna Domus a Sacrofano, da quasi 50 anni attiva nell’accoglienza dei rifugiati. Igor, 70 anni, faceva il medico: è arrivato qui con moglie e 4 figli. Appassionato di musica, prima della guerra si esibiva ai matrimoni. «Amo i Beatles e i Deep Purple – rivela – ma anche i cantanti italiani: Adriano Celentano e Toto Cotugno». In Ucraina ha lasciato i suoi strumenti musicali. «Sono un collezionista – precisa –. Ho una fisarmonica di quasi 80 anni, e una chitarra di 100».
Quando ha intonato le prime note di “Bella ciao” con la fisarmonica, accompagnato dai giovani cantautori Lorenzo Lepore e Edoardo Valentino, gli occhi di Igor si sono illuminati e i piccoli profughi hanno iniziato a cantare e battere le mani. «È stato lui a proporre il canto dei partigiani – fa notare Lepore -. La Resistenza è sempre un valore, ieri come oggi». «Era un clima molto diverso rispetto a due settimane fa quando sono arrivati – commenta suor Pierina, che coordina l’accoglienza –. Ricordo che alcuni ragazzini, appena scesi dalle macchine, tenevano in mano dei sacchetti di plastica e dicevano in ucraino: “Questa è la nostra casa”. Tutto ciò che gli rimaneva lo portavano lì dentro. Io la guerra non l’avevo mai vista, ma non pensavo potesse essere così disumana». E l’improvvisato show è proseguito con “Lasciatemi cantare” di Cutugno, strappando qualche minuto di allegria ai profughi.
Suor Pierina aggiunge: «All’inizio erano 140, di cui 78 bambini, ma in 40 sono già stati trasferiti in altri centri. La bambina più piccola ha 2 anni». Tra i rifugiati, Irina e Valentina, 48 anni, originarie di Kiev, raccontano: «Non pensavamo mai che la guerra potesse scoppiare all’improvviso. Abbiamo impiegato 4 giorni in macchina per raggiungere l’Italia, dopo più di 30 ore di viaggio». «È stata una ferita al cuore», conferma Angela, 50 anni, di Odessa. Ora, a Fraterna Domus, non riescono a stare ferme. «Aiutano con i servizi della comunità – fa notare la religiosa –. Sono sempre più convinte della scelta di venire in Italia». Anche i bambini lo sembrano. «All’inizio, molti bimbi non riuscivano neanche a dire una parola – sussurra suor Pierina -. Adesso hanno ricominciato a giocare».

